Briciole - di Fabio Curzi

Prese un pizzico di pepe dalla piramide sul piatto e se lo portò al naso. Cominciò a starnutire quasi subito ma per un momento l'aroma della spezia lo aveva inebriato. Mentre usciva dalla cucina diede un'ultima occhiata al tavolo con le scorze d'arancia e di limone tagliate sottili, il sale, i pistacchi che aveva aiutato a sgusciare la sera prima. Si trovò subito fuori della casa, in cima alla scala che scendeva in cortile. Il gatto si rannicchiò davanti al forno mentre lui scendeva. In mezzo all'aia stavano avviando un fuoco alto. Il cane gli arrivò alle spalle e iniziò ad annusarlo. Raccolse un bastoncino per terra e lo tirò lontano. Il cane partì di corsa, la coda alta. Insieme si lanciarono verso il campo arato, libero e umido.

Passò la mano aperta sul prosciutto, prima di incidere la cotenna e liberare con il coltello la polpa rossa e il grasso lucido. La forma di pecorino lì accanto stillava una goccia di freschezza. Lontano un trattore cingolava nella vigna.

Dalla porta aperta veniva la luce all'esterno della casa. La luna, tarda a sorgere, aveva lasciato la campagna nell'oscurità. Le stelle come teste di spilli, nel cielo spazzato dal vento, disegnavano merletti. La luce nella porta prese i riflessi arancio del camino, quando i ciocchi appena posati cominciarono a fiammeggiare. Andò all'uscio.

Gli venivano incontro a piccoli gruppi. Li fece accomodare al caldo, lasciandoli a suo fratello che già riempiva i primi bicchieri di vino. Andò in cucina e si versò un dito di rosso in un bicchiere. La sua aiuto cuoca, qualche ciuffo grigio che sfuggiva dalla cuffia, si avvicinò chiedendo se dovevano cominciare a servire gli antipasti.

Quando tornò nella sala del ristorante trovò la figlia di suo fratello che giocava al tavolo d'angolo, mezzo sparecchiato. Disegnava, con le briciole di pane degli ultimi clienti, un grande sole sorridente.